La visita al campo di concentramento di Mauthausen è un’esperienza che scuote la coscienza, un viaggio nel cuore della disumanizzazione nazista. Il percorso tra le baracche del campo e la cava di granito di Wiener Graben dove si possono vedere “la Scala della Morte” e il "muro dei paracadutisti" è stato accompagnato dalla testimonianza di Ennio Trivellin nel libro Come passeri sperduti, che ci ha restituito il dolore di uno studente veronese deportato a soli sedici anni, e dalle immagini di Bernard Aldebert, le cui illustrazioni, su Gusen II, danno forma visibile all'orrore indicibile dei campi satelliti. Il momento più alto della riflessione si è raggiunto nella "Stanza dei nomi" (Raum der Namen): qui, i nomi incisi nel buio restituiscono dignità a chi fu ridotto a numero, trasformando l'orrore del passato in un monito eterno contro l'indifferenza.
La classe 5G, durante il viaggio d’istruzione a Vienna, ha dedicato una giornata alla Memoria e ha scelto di raccogliere il senso profondo del lager attraverso alcune parole chiave: svalutazione, efficienza, disumanizzazione, disorientamento, impotenza e annullamento.
