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Un anno fa, alle porte dell'Europa, è iniziato un conflitto che ha sorpreso tutti noi, un'esplosione di violenza che ha costretto milioni di persone a fuggire dalle proprie case e che ancora oggi sta provocando migliaia di vittime.
Non possiamo e non vogliamo dimenticarlo.
Soprattutto, non è giusto chiudere gli occhi né sulla guerra in Ucraina né su ciascuna delle guerre che oggi continuano a insanguinare il nostro pianeta.
La comunità scolastica del "Galilei" vuole lanciare un nuovo "messaggio di pace" attraverso dei semplici spunti di riflessione.
Ogni giorno abbiamo negli occhi troppe immagini di sofferenza e devastazione. Preferiamo immaginare come, in una condizione di equilibrio, di ascolto, di esercizio del pensiero, tutto possa diventare possibile: leggere, scrivere, ballare, nutrire la vita di un bambino, solcare il mare con un aratro trainato da un moderno Pegaso, mettere ironicamente in gabbia dei pesci e gli uccelli in una boccia.
E' quanto succede nel pannello della Pace della cappella di Vallauris, in Costa Azzurra, realizzato dal genio visionario di Pablo Picasso nel 1953.
«Certo che ogni tanto si può essere tristi e abbattuti per quel che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così. E tuttavia: siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli. Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e lavorare "a se stessi" non è proprio una forma d’individualismo malaticcio. Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso - se ogni uomo si sarà liberato dell’odio contro il prossimo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo -. È l’unica soluzione possibile... Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra»Etty Hillesum, Diario
Etty Hillesum, è una scrittrice olandese, di origine ebraica, morta ad Auschwitz il 30 novembre 1943 a 28 anni. Ha scritto numerose lettere alle persone care, e il diario, un'originale e profondo percorso di ricerca del sé e del senso della vita, una testimonianza sulla persecuzione ebraica e sulla guerra.
Alcune informazioni su Etty Hillesum sono reperibili qui.
Il cantautore Vinicio Capossela ha recentemente pubblicato La crociata dei bambini, una canzone che denuncia le atrocità e la follia della guerra. Il cantautore prende spunto da "La crociata dei ragazzi" (o dei bambini) di Bertold Brecht, ambientata in Polonia durante la seconda guerra mondiale.
Partirono all’albain crociata i bambiniLe facce gelate, chi li troverà?Partirono in fila,Sepolti di neveI soli scampati alle bombeed ai soldati Volevan fuggire dagli occhi la guerra,volevan fuggirla per cielo e per terraun piccolo capo, la pena nel cuore,provava a guidarlie la stradanon sapeva trovare. Una bambina di undici,ad una di quattro, come una mammaportava per manoed un piccolo musico, col suo tamburo,batteva sordo, al timoredi farsi trovare E poi c’era un cane, ma morto di fameche per compassione nessuno ammazzò,e si faceva scuolatutti alla parisillabavan maestri e scolariP. A. C. E C’era Fede e Speranzama né pane, né carnenon chiamate ladro chi deve rubare,per dare alle bocche, di cosa mangiarefarina ci vuolee non solo bontà Si persero in tondo, nel freddo di nevenessuno più vivi li poté trovare,soltanto il cielo, li vede vagarenel cerchiodei senza metadei senza patria Si persero in tondo, nel freddo di nevenessuno più vivi li poté trovare,soltanto il cielo, li vede vagarenel cerchiodei senza metadei senza patria E cercano insieme una terra di pacenon come quella che hanno lasciato,senza fuoco e rovina di Colosseoed immenso dietro di loro…diventa il corteo Il cane nel boscofu trovato una seraal collo portava un cartello con scritto:qualcuno ci aiuti, abbiam perso la stradaseguite il cane,e vi prego,non gli sparate La scritta infantile, trovò un contadinoma non la mano che la tracciòun anno è passato, e nessuno è venutoil cane soltanto è restatoa morire di fame Il cane soltanto è restatoe si muore di fame Vinicio Capossela, La crociata dei bambini (2023)
Partirono all’albain crociata i bambiniLe facce gelate, chi li troverà?Partirono in fila,Sepolti di neveI soli scampati alle bombeed ai soldati
Volevan fuggire dagli occhi la guerra,volevan fuggirla per cielo e per terraun piccolo capo, la pena nel cuore,provava a guidarlie la stradanon sapeva trovare.
Una bambina di undici,ad una di quattro, come una mammaportava per manoed un piccolo musico, col suo tamburo,batteva sordo, al timoredi farsi trovare
E poi c’era un cane, ma morto di fameche per compassione nessuno ammazzò,e si faceva scuolatutti alla parisillabavan maestri e scolariP. A. C. E
C’era Fede e Speranzama né pane, né carnenon chiamate ladro chi deve rubare,per dare alle bocche, di cosa mangiarefarina ci vuolee non solo bontà
Si persero in tondo, nel freddo di nevenessuno più vivi li poté trovare,soltanto il cielo, li vede vagarenel cerchiodei senza metadei senza patria
E cercano insieme una terra di pacenon come quella che hanno lasciato,senza fuoco e rovina di Colosseoed immenso dietro di loro…diventa il corteo
Il cane nel boscofu trovato una seraal collo portava un cartello con scritto:qualcuno ci aiuti, abbiam perso la stradaseguite il cane,e vi prego,non gli sparate
La scritta infantile, trovò un contadinoma non la mano che la tracciòun anno è passato, e nessuno è venutoil cane soltanto è restatoa morire di fame
Il cane soltanto è restatoe si muore di fame
Vinicio Capossela, La crociata dei bambini (2023)