Scrivo questa lettera aperta a nome mio e di tutti i docenti del Liceo Galilei che fanno parte del gruppo di  progetto e di lavoro della Notte Bianca.


L’otto maggio 2020 avrebbe dovuto essere un giorno speciale per tutta la famiglia del Galilei, un giorno di festa a conclusione di un anno di celebrazioni, il giorno della Notte Bianca. Avremmo aperto le porte del Galilei alla città intera per raccontare 50 anni di storia del nostro liceo e per raccontare il nostro oggi fatto di progettualità, creatività, impegno e risultati.

Il giorno che ha preceduto il lockdown oltre 400 ragazzi e 23 docenti stavano lavorando alle attività in programma per la Notte Bianca. Quaranta o forse più tra mostre, laboratori, installazioni, gare disciplinari, lezioni, giochi interattivi, proiezioni video e spettacoli che avrebbero animato una notte unica.

Poi, come una tormenta, è arrivato il virus ed abbiamo iniziato a percepire tutto in maniera diversa. 
Abbiamo imparato a conoscere il distanziamento sociale, i dispositivi di sicurezza, la paura e l’incertezza, collegati alla nostra quotidianità scolastica solo attraverso un freddo schermo, prezioso ponte tra noi ed il mondo.

Per un po' abbiamo continuato a credere che potevamo ancora riuscire a realizzarla ed abbiamo continuato a lavorare a tutto quello che potevamo fare restando a casa: dipingere tele, preparare i pannelli, montare i video, raccogliere i ricordi. Abbiamo preparato il materiale grafico, pianificato l’organizzazione degli spazi. Ci siamo collegati in riunioni fiume e discusso soluzioni alternative. Abbiamo chiesto a noi stessi ed ai nostri alunni di continuare a crederci.

Ma la speranza, sebbene si dica sia l’ultima a morire, con il passare dei giorni ha cominciato a spegnersi, lasciando il posto ad una realtà sempre più critica, ad una emergenza sempre più eccezionale in cui, anche solo pensare alla nostra Notte Bianca ci sembrava inopportuno. Malgrado i mesi di lavoro, le energie ed il tempo che le avevamo dedicato era sempre più chiaro che non saremmo mai potuti rientrare in tempo utile a scuola e, comunque, di certo non nelle condizioni adatte per realizzarla.

La Notte Bianca è pensata come un momento di incontro della comunità galileiana: studenti, famiglie, docenti, personale scolastico. Un incontro tra scuola e territorio, tra studenti, docenti e dirigenti di ieri e di oggi. La Notte Bianca è camminare tra i corridoi, entrare nelle aule, sedersi ad ascoltare, alzarsi per applaudire. E' colori, musica, cultura, comunità, appartenenza.

Non sarebbe la stessa cosa senza potersi salutare rincontrandosi, senza potersi abbracciare. Non sarebbe la Notte Bianca che abbiamo ideato senza gli spettacoli: il teatro, la danza, i gruppi musicali.

Oggi che l’otto maggio si avvicina e sappiamo che tutto questo non potrà esserci il cuore un po' si stringe nel petto.

Torneranno i giorni in cui i nostri alunni riempiranno chiassosi i corridoi ora così silenziosi. Torneremo a sentire le loro scuse, i loro “più tardi”. Torneremo a pregarli di fare attenzione, di studiare di più, a rimproverarli ed elogiarli. Torneremo a vivere la scuola nelle aule e non nei nostri salotti o nelle camerette colorate.

Allora questi giorni un po' surreali e strani senza i nostri ragazzi, senza un caffè con i colleghi o un animato collegio, senza lunghi e stancanti incontri pomeridiani, questi giorni in cui abbiamo imparato il valore della vicinanza ed il significato di un abbraccio, saranno solo un ricordo da consegnare alla storia.

Allora torneremo e tornerà anche la Notte Bianca e sarà più bella, più intensa e più viva.
Sarà davvero una festa perché staremo vicini, ci abbracceremo e ci saremo tutti.

Ognuno di noi e tutti noi, tutti parte di uno stesso piccolo mondo, di una grande famiglia scolastica.

Nessuno è un’isola in sé completa.

Quando finalmente accenderemo i riflettori sulla Notte Bianca saremo tutti più consapevoli, tutti più forti, e più uniti.


Vittoria Moraci
docente responsabile
La Notte Bianca del Galilei

 

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