Stanchi di leggere sui giornali cosa noi insegnanti pensiamo della DDI alias DAD, stanchi di aspettare il nuovo Dpcm per capire come programmare le nostre lezioni (in presenza, a distanza, a metà?), vorremmo parlare del nostro Galilei, usando la parola comunità che comprende il corpo docente, il dirigente, gli studenti e le studentesse, il personale di segreteria, il personale ATA, i genitori, il personale tecnico, gli esterni che ci aiutano ogni giorno. L'ordine è volutamente sparso perché tutti facciamo parte di questo meccanismo complesso che ancora, in questa epidemia epocale, funziona.

Il liceo Galileo Galilei funziona: ogni giorno docenti, studenti e studentesse si mettono in gioco davanti allo schermo, anche se talvolta buio, semibuio, grigio o colorato. L'entusiasmo si spegne, è sempre più difficile interessare ed essere interessanti e motivanti, ma noi insegnanti ci siamo. In modo diverso dallo stare insieme in aula, ma siamo lì, in prima fila a crederci ancora. I programmi procedono, le nostre competenze informatiche e tecnologiche si arricchiscono ogni giorno. E anche gli studenti e le studentesse sono lì, ogni mattina, assonnati ma ben pettinati, con la felpa carina a cercare di comunicare, a farci sentire che anche loro ci sono (qualcuno non c'è, ma noi aspettiamo comunque)

Il dirigente, il vice, i coordinatori e i responsabili sono a scuola, si vedono le loro macchine parcheggiate nel cortile vuoto, quasi simbolo della loro presenza, anche fisica, nel fortino scuola.

Il personale ATA lavora , riorganizza, pulisce, interagisce con il pubblico.

La segreteria attorno alla dirigente amministrativa lavora ogni giorno per agevolare la burocrazia che, in una scuola come la nostra, sembra non finire mai.

Tutto bene?

Non proprio. La scuola è soprattutto incontro, è arrivare in ritardo alla prima ora perché ci si è fermati a parlare con un amico, è discussione con i propri compagni e con adulti diversi da mamma e papà, è fisicità.

E allora, in questo lungo tempo che dura da marzo 2020 con un breve intervallo a settembre e ottobre e che sembra non aver fine, ci alziamo ogni mattina convinti che, nonostante tutto, stiamo facendo un grande lavoro, tutti insieme. Questo modo di fare scuola non deve diventare un ostacolo, una scusa per l'insuccesso scolastico. Vorremmo protestare, certo, urlare, dire a tutti ” Basta! Vogliamo ritornare”.

Ma il virus è ancora lì, che ci guarda. Non facciamolo vincere.

 

Il Dipartimento di Lingue straniere del Liceo Galilei

 

 

 

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